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Appunti su Villarios

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Appunti su Villarios (da Internet)

Villarios, località del Basso Sulcis in provincia di Carbonia-Iglesias, sorge su una collina dalla quale si domina il golfo di Palmas avendo di fronte l'isola di Sant'Antioco.

Contigue sono le località di San Giovanni Suergiu e soprattutto di Masainas con la quale condivide il litorale, gli stagni di Porto Botte, usi, consuetudini e tipologie di attività legate all'agricoltura, alla pastorizia, all'artigianato e alle nuove iniziative turistiche e ricettive.

Villarios è un paese tranquillo (qualcuno dice che sia troppo tranquillo), ventilato, panoramico, gradevole, sicuro ed ospitale, come una volta era la Costa Smeralda.


Tempi moderni

Nel 1647, con Masainas, Giba, Sant'Anna Arresi e Villarios, già ville della Curatoria di Sulci, fu costituito il marchesato di Villarios e concesso in feudo a Francesco Amat, i cui discendenti lo tennero fino all'anno del riscatto 1839. E fu proprio in quell'anno che Masainas poteva ritenersi il più grosso centro abitato della zona contando circa 1800 abitanti seguendo le sorti del marchesato di Palmas affidato a Gioacchino Bon Crespi di Valdura, ultimo a fregiarsi di titolo nobiliare su queste terre.

Nel 1853 Masainas con Giba, Sant'Anna Arresi e Piscinas divenne frazione del nuovo Comune di Villarios. Ma il 6 maggio 1866,con regio decreto n. 2925, la sede comunale fu trasferita a Masainas e il nuovo Comune prese il nome di Villarios Masainas.

Nel 1929 con regio decreto n. 1353 del 27 giugno 1929, il Comune prese la denominazione di Giba che incorporò tutte le frazioni che avevano costituito l'originario Comune di Villarios per finire al 1974, in seguito al quale grazie ad un Referendum Popolare, Masainas si costituisce Comune autonomo per distacco da Giba (legge regionale n. 18 del 28 giugno 1974).

Indietro nella storia

Masainas Villarios e Giba furono terre di predicazione da parte di monaci Benedettini (nel 1200 circa) che costruirono dei monasteri (guventus) a cui ancor oggi si riferisce la denominazione di territorio comunale (Su guventu). Archeologicamente Masainas fu sicuramente interessato da insediamenti nuragici e da infiltrazioni romano-puniche.

Come zona del Sulcis, Masainas, venne a contatto con civiltà come quella Egiziana e Cartaginese (i soldati sardi venivano chiamati "Shardana" dagli Egiziani).
Sulcis era il nome antico di Sant'Antioco, fondata dai Cartaginesi, secondo Pausania e Claudiano; i Cartaginesi ne fecero una delle sedi principali della loro potenza in Sardegna.
Il Golfo di Palmas, che si domina da Villarios, fu sempre tenuto in somma considerazione da tutti i dominatori di turno per la sua ampiezza e sicurezza. 
Interessante è stata anche l'influenza romane tra il III e II secolo avanti Cristo in seguito alla conquista di Solki (S. Antioco). Sono stati ritrovati tra Masainas e Giba resti che fanno pensare ad una fabbrica di utensili di terracotta risalenti al periodo delle conquiste romane. Da scavisono stati ritrovati dei sarcofaghi di pietra risalenti all'età romanica e la particolarità è che queste sepolture sono state fatte nel terreno sabbioso particolare nico in Sardegna. In località "Is Manigas" sono state trovate delle monete che, come dicono gli anziani del paese erano "coronasa de alloru" e presumibilmente indicanti la presenza di un sito romanico.

Invece in località "Serra lepuris" sono state trovate due tombe scavate nella roccia, fatte a sepolcro e chiuse da una grossa pietra. Il museo archeologico di Cagliari custodisce molti reperti trovati in questo territorio.

l territorio venne frequentato dall’uomo sin da epoche neolitiche e nuragiche, come testimoniano le Domus de Janas, i vari Nuraghi e le Tombe dei Giganti presenti sulla zona. Fra i siti di maggiore interesse vi è il complesso nuragico di Meurra che segna i confini tra Giba, Tratalias e San Giovanni Suergiu. Oltre al nuraghe Meurra vi sono numerosi nuraghi, molti dei quali diroccati e prevalentemente monotorre.I Fenici durante i loro spostamenti da

Andando da Karalis (Cagliari) verso Sulki (S. Antioco) si percorreva una strada che corrispondeva all'incirca all’attuale statale 195 (la Sulcitana) e i Cartaginesi con i loro drappelli armati attraversavano il paese, provenienti da Monte Sirai e diretti verso Pani e Loriga dove avevano costruito delle cittadelle fortificate per controllare la viabilità principale; i romani sfruttarono i fertili terreni per produrre grano e cereali.

In seguito alla caduta dell’impero romano la Sardegna passò sotto il controllo dei Vandali, che depredavano il territorio e utilizzavano le coste come porti per controllare la zona; secondo una leggenda la fondazione di Giba sarebbe da attribuire proprio a Genserico, re dei Vandali, intorno al 500 d.C.

Nel Medioevo, il territorio con le sue ville, fu assegnato alla Curatoria di Sulci che comprendeva Santadi, Villaperuccio, Giba, Piscinas, Teulada, Domus de Maria facendo parte del regno o Giudicato di Cagliari. Nel 1258, dopo l'assedio e la distruzione di Santa Igia (capitale del Giudicato) ad opera di una coalizione di forze sardo-pisane, il territorio divenne una colonia di Pisa assegnata ai Conti Gherardo di Donoratico della Gherardesca.
I villaggi o ville menzionati in alcuni documenti fiscali del XIV secolo erano di modesta consistenza economica e con pochi abitanti corrispondono, in linea di massima e con qualche variante nel nome, a quelli che sorgeranno nel XVIII secolo con la nuova colonizzazione dopo lo spopolamento e l'abbandono per le incursioni barbaresche, per il malgoverno aragonese prima e spagnolo poi e anche a causa di un cambiamento climatico che scatenò una recrudescenza della malaria e di varie epidemie.

Verso fa fine del I millennio Monaci Benedettini diedero nuovi impulsi alla comunità, insegnarono nuove tecniche per lo sfruttamento terriero e si proposero come guide spirituali costellando il territorio di monasteri e costruirono varie chiese, tra cui la chiesa di Santa Marta a Villarios (alcuni scritti ne testimoniano l'esistenza già nel 1068) e la chiesa di San Giorgio di Tului, completamente distrutta. Nel 1122, a causa delle incursioni piratesche, il vescovo dovette fuggire da Sant’Antioco e dimorò in un primo periodo presso la chiesa di Santa Maria di Palmas (risalente all’XI secolo come la chiesa di Santa Marta) poi a Tratalias in seguito alla costruzione nel 1213 della chiesa di Santa Maria.

Nel periodo in cui rimase interdetto il porto di Sant’Antioco venne allestito e frequentato un porto nella località di Porto Botte, il Porto Sulcitanum, dove nel 1323 approdarono gli Aragonesi con una poderosa flotta guidata dall'infante Alfonso D'Aragona, cinsero di assedio Villa di Chiesa e Cagliari Castrum, sconfissero i Pisani e iniziarono il loro dominio sulla Sardegna che durò 400 anni.

In seguito al trasferimento della sede vescovile a Iglesias nel 1503 il Vescovo trasferì la sua sede ad Iglesias. La zona entrò in un periodo di decadenza del quale non si hanno molte notizie; nel XVI secolo a Villarios venne costruita una torre d’avvistamento, per controllare eventuali scorrerie del Golfo di Palmas, che si può ancora ammirare nei pressi del paese. Giba e Villarios, in seguito, vennero più volte infeudati ai vari Baroni e Marchesi dell’epoca. 

Nel 1891 il territorio di Giba venne attraversato da una ferrovia che trasportava carbone e distillati del legno che venivano prodotti nella Foresta Pantaleo (Santadi) dalla società francese “Forges”; nel molo di Porto Botte venivano caricati i velieri che facevano la spola con Marsiglia e Tolone. Giba entrò a far parte del comune di Villarios nel 1853; nel 1858 Giba possedeva una chiesa parrocchiale e ottenne un sussidio di 300 lire dal governo per la realizzazione di una scuola. Nel 1875 Masainas diventò sede municipale e Giba divenne frazione del nuovo comune. Il 30 marzo 1928, con atto deliberativo del podestà, Giba divenne comune accorpando Villarios, Masainas, Sant’Anna Arresi e Piscinas, (Masainas diventò comune autonomo nel 1975 e Sant’Anna Arresi nel 1965).

Gli scritti pisani attestano la presenza di una chiesa dedicata a San Giorgio, risalente all’XI secolo come la chiesa di Santa Marta, e un castello andati ormai completamente distrutti.

La chiesa di Santa Marta si trova a Villarios, nella zona dove prima sorgeva l'antico paese, abbandonato  negli anni '60  del secolo scorso perché soggetto a frequenti alluvioni.

La piccola chiesa risale all'II secolo (alcuni scritti ne testimoniano l'esistenza già nel 1068) e faceva parte delle chiese del vescovato del Sulcis come la chiesa di Santa Maria di Palmas, la chiesa di Santa Maria di Flumentepido e la chiesa di San Giorgio di Tului.

Archeologia

Nel territorio di Villarios sono presenti parecchie testimonianze della presenza dell’uomo sin da epoche neolitiche e nuragiche; molte di queste testimonianze sono andate perdute, e nonostante la rilevante importanza di tali reperti non si è ancora provveduto a eseguire approfonditi studi e a recuperane almeno una parte (Domus de Janas risalenti al 3000 a.C., Nuraghi e Tombe dei Giganti)

Numerose anche le tracce dei Fenici e dei Cartaginesi: parecchie le tombe ritrovate nelle campagne, ormai non più visitabili, i cui reperti sono stati catalogati e conservati nei musei.

Economia

L’economia si basa su pastorizia ed agricoltura: il comparto zootecnico e caseario produce formaggi e carni di pecora e agnello, quello agricolo produce carciofi e, grazie alla gran diffusione delle serre, ortaggi e, in particolare, il pomodoro da mensa. Alla produzione agricola concorre anche l'olivicoltura e, soprattutto, la viticoltura; dall'uva del vitigno Carignano del Sulcis si produce l'omonimo vino conosciuto a livello internazionale.

Turismo marino

Villarios offre a Porto Botte l'ambiente ideale per la pratica del kitesurf (surf con vela) per i venti costanti e frequenti e per l'ampio spazio disponibile per preparare gli attrezzi.

Alle volte, nel pomeriggio si contano più di una decina di surfer.

La spiaggia è anche frequentata soprattutto dagli abitanti dei circondario perché è l'unica spiaggia della zona dove il parcheggio è ancora libero.

La strada bianca che porta a Porto Botte fa piangere le gomme, ma il problema verrà sicuramente risolto.

Ben in vista sono i ruderi di un antico Lido, ruderi che suscitano dei nostalgici ricordi alle persone meno giovani quando Porto Botte era sport, gioia e divertimento.

A Villarios esistono diverse opportunità di affittare appartamenti e villette per le vacanze (estive, natalizie e pasquali).

Gastronomia

La cucina locale si caratterizza per i dolci, il pane, i formaggi, gli ortaggi, soprattutto pomodori e carciofi, e il vino.

Per quanto riguarda i primi piatti troviamo vari tipi di pasta: Mallareddusu, Curroxionis (ravioli di ricotta e bietola) Sappueddusu (pasta di farina integrale) Pillusu (pasta ottenuta dagli avanzi della pasta dei ravioli) Macciamurru (zuppa di pane Civraxiu tagliato a fette ammorbidito con brodo di carne e pecorino grattugiato e cotto al forno) e i legumi, soprattutto fave. Per i secondi piatti, arrosti di vari tipi di carne (agnello, pecora, maiale, cinghiale) o pesce, agnello in umido con i carciofi e pollo ripieno.

Il pane è ancora preparato con i forni tradizionali; molte famiglie possiedono un forno a legna tradizionale e preparano il pane in casa. Esistono vari tipi di pane, diversi in base alla stagione e all’occasione in cui erano preparati.

Civraxiu

Su Civraxiu era il pane giornaliero, preparato con la semola o con la farina integrale (Civraxiu Nieddu). Su Coccoi, pane di semola lavorato con delle punte, veniva preparato in occasioni di festività come Natale, Pasqua, battesimi e matrimoni; più era importante l’occasione più veniva decorato, e prendeva il nome di Coccoi Pintau.

Coccoi Cun S'Ou

Per Pasqua si preparava Su Coccoi Cun S’Ou, pane Coccoi con un uovo al centro, e Sa Pippia Cun S’Ou, bambolina di pane con un uovo in corrispondenza della pancia (era un simbolo di maternità, di buon auspicio per le donne).

Pippia Cun S'Ou

Per la giornata dei morti, veniva preparato Su Pani De Saba, pane condito con Sa Saba (marmellata di uva) farcito con noci e mandorle, e guarnito con Saba e palline di zucchero colorate (Tragera). In base al periodo si preparavano dei tipi di pane conditi con ortaggi e prodotti di stagione: Pani Cun Tamatiga (pomodoro), Pani Cun Oria (olive), Pani Cun Fa (fave), Pani Cun Gerda (pezzetti di carne di maiale), Pani Cun Arriscottu (ricotta), Pani Cun Cipudda (cipolla), Pani Cun Casu (formaggio fresco), Pani Cun Pabassa (uva passa).

I dolci tipici

Amaretti, Pistoncus (dolci ricoperti di glassa) Gatteaux, Pabassinas (dolce con marmellata d’uva), Gueffusu (dolci di mandorla e zucchero), Piricchittus (dolci ricoperti di glassa al limone) e le Pardulas, con ripieno di formaggio e dalla particolare forma "a rosa": fatta una striscia di pasta, si mette sopra il ripieno e si avvolge il tutto su se stesso sino ad ottenere una forma che ricorda vagamente una rosa.

Artigianato

L'artigianato è diffuso a livello familiare. È particolarmente sviluppato l’artigianato tessile: moltissime persone possiedono un telaio artigianale e sono confezionati bellissimi tappeti, arazzi, cuscini, coperte e asciugamani, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Vi sono molti artigiani che producono coltelli, cestini e bravissime ricamatrici; si producono anche oggetti particolari e interessanti come Is Pippiasa de Canna, bamboline con il corpo di canna vestite con il costume tradizionale, oppure le zucchine decorate

Zucchine e zucche decorate a fuoco

Sono utilizzate dagli uomini come borraccia con il costume. Esiste inoltre un tipo d’artigianato che riguarda la confezione del costume: sono poche, infatti, le sarte capaci di confezionare un intero abito tradizionale.

Pippiasa de canna

Vi è però un buon numero di persone capaci di produrre pizzi a mano, ricami e confezionare a mano elementi particolari del costume.

Sagre e feste

  • 19 marzo: San Giuseppe sposo della Beata Vergine

  • 29 luglio: Santa Marta